L'olivo: la pianta sacra delle grandi religioni monoteiste
24 Aprile 2015 – ore 19,00 area Forum

 

Interventi

Mario Persano, sacerdote cattolico
Esponenti della cultura ebraica e musulmana
Modera Enzo Varricchio, scrittore

 

da un'idea di Luigi Triggiani

 

La Puglia è la capitale dell’olivo, la sua casa; l’olivo ne è il vessillo, la sua forza.

L’albero d’olivo, originario del Vicino Oriente, è presente nella simbologia e nei miti fin dalla preistoria, oltre a essere tuttora emblema di pace, forza, fede, vittoria. Sono circa settanta le citazioni presenti nella Bibbia. Nell’antica Grecia l’albero è consacrato alla dea Atena ed è simbolo di pace e di vita. I gemelli divini Romolo e Remo nacquero sotto le sue fronde.  Gli antichi Romani intrecciavano ramoscelli di ulivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi. L’unzione consacrava cose e persone, tanto che l’appellativo di Gesù, Christos, vuol dire semplicemente “l’unto” del Signore.

L’olivo è un albero sacro per le grandi religioni monoteiste.

Nella festa cristiana delle Palme, l’olivo rappresenta il Cristo e diventa una pianta sacra. L'olio d'oliva è il Crisma, usato nelle liturgie cristiane dal Battesimo all'Estrema Unzione, dalla Cresima alla Consacrazione dei nuovi sacerdoti.

Anche nella tradizione ebraica l'olivo è una pianta legata al divino. Secondo la leggenda, citata anche nella Genesi, prima di morire Adamo inviò suo figlio Seth a chiedere ai cherubini tre semi dell’”albero della Conoscenza del Bene e del Male”. Seth, tornò con quanto chiesto e quando il padre morì, piantò sulla sua tomba i tre semi, dai quali nacquero un cipresso, un cedro e, appunto, un olivo.

Nella religione islamica è l'albero cosmico per eccellenza, centro e pilastro del mondo, simboleggia l'Uomo universale, il Profeta. Uno dei nomi di Dio è scritto sulle sue foglie.

L’olivo è un potente simbolo di pacificazione tra le fedi e di dialogo interreligioso, oltre ad essere un elemento trainante delle economie dei Paesi lambiti dalle acque del mar Mediterraneo.

Per queste ragioni, in un momento così difficile per la coltivazione di questa pianta miracolosa, si è avvertito il bisogno di parlare di lei e del prezioso liquido che stilla dal suo frutto con uomini di fede, esponenti delle tre religioni monoteiste, tre testimoni dell’importanza di questo albero nella cultura mediterranea e nella spiritualità dei nostri popoli.

Enzo Varricchio